Nel corso dei millenni l’uomo è stato impegnato ad affrontare sempre nuove sfide, inizialmente per la propria sopravvivenza, poi per il miglioramento dello status della sua esistenza, infine, spinto dalla curiosità e dalla voglia di esplorare, di conoscere il mondo, le cose, se stesso. Sfide alla natura, all’ambiente, che si sono tradotte in imprese storiche, uniche, forse irripetibili, altre che si rinnovano, spingendosi verso l’estremo alla ricerca dei propri limiti. Ciò si verifica soprattutto in ambito sportivo, grazie ad atleti che hanno fatto la loro ragione di vita il raggiungimento di un obiettivo estremo per il quale si sono allenati, sottoponendosi ad una lunghissima ed accurata preparazione fisica ma anche e soprattutto psicologica e mentale perché oltre alla prestazione atletica era importante anche capire quale era il confine oltre il quale l’impresa si sarebbe trasformata in pericolo. Degli avventurieri, che hanno affrontato la profondità delle acque o l’altezza di una cima innevata, la resistenza di una corsa con il traguardo non segnato da una linea o calcolato dal tempo ma dal limite delle loro possibilità fisiche o la velocità.

Storie vere che esaltano le capacità, la forza, lo spirito dell’uomo, che hanno offerto anche un contributo importante alla scienza, dalla quale a loro volta hanno ottenuto un prezioso supporto per il raggiungimento del loro risultato. Storie di atleti con disabilità che non si sono arresi al destino, realizzando con la pratica sportiva sogni e passioni. Storie che hanno un profondo aspetto umano, molte volte alla base della ricerca e della motivazione di queste imprese, che ci portano a conoscere cosa c’è oltre le barriere che loro sono riusciti a superare, rivelandoci il percorso difficile che hanno seguito per realizzare ciò che per noi non va oltre lo sguardo, soglia simbolica per identificare i limiti delle possibilità umane, limiti che non sono solo fisici, del corpo, ma soprattutto psicologici, della mente.